I DOGMI DELLA MEDICINA

10 Febbraio 2018
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Il primo dogma della medicina riguarda sicuramente l'IPERTENSIONE, cioè l'aumento della pressione arteriosa; le nuove linee guida americane (AHA, ACC) presentate al congresso dell'American Hearth Association a Novembre 2017 sono le seguenti: 

1-Pressione normale: sistolica < 120 mmHg, diastolica < 80 mmHg.

2-Pressione elevata: sistolica tra 120-129 mmHg e diastolica < 80 mmHg.

3-Ipertensione stadio 1: sistolica 130-139 mmHg o diastolica 80-89 mmHg.

4-Ipertensione stadio 2: sistolica > 140 mmHg o diastolica <90 mmhg.

5-Crisi ipertensiva: sistolica > 180 mmHg, diastolica > 120 mmHg.

Questo nuovo cut-off dei valori di normalità, in passato 140/90, arruolerà nella già nutrita schiera degli ipertesi un 14% di pazienti in più, la maggior parte gestibili però con un accurato counselling sugli stili di vita più che con i farmaci antipertensivi. Ma quali sono gli interventi che vengono consigliati per modificare lo stile di vita? Il primo fra tutti è la riduzione del sale nella dieta, poichè l'aumento della pressione deriva anche dall'aumento della ritenzione idrica ed il sale è un componente di questo processo.

Ma la verità è un'altra: quando mangiamo un cibo molto salato (ad es. del prosciutto) il nostro corpo aumenta lo stimolo della sete poichè i reni hanno bisogno dell'acqua per eliminare il sale, formando così l'urina. Quando mangiamo carboidrati invece, stimoliamo la produzione di INSULINA per abbassare la glicemia, la quale a sua volta stimola la produzione di ALDOSTERONE, un ormone che agisce a livello renale aumentando il riassorbimento del sodio (sale) ed eliminando il potassio; questo perchè il sale interviene nel meccanismo osmotico necessario per forzare la cellula ad assorbire il glucosio, ma è questa la causa della ritenzione di liquidi che causa l'ipertensione. Ne possiamo dedurre quindi, che la soluzione non è quella di eliminare il sale per l'acqua di cottura della pasta, ma quella di eliminare la pasta; anche il sale da condimento incide in maniera relativa, molto più saggio è eliminare il pane e derivati.

 

Il secondo dogma della medicina è il COLESTEROLO: tutti sanno che elevati valori di questo importante metabolita sono predittrici di rischio cardiovascolare. Fino agli anni '80 i valori considerati normali erano compresi fra i 150-310 mg.         Le ultime linee guida americane hanno delineato i seguenti nuovi limiti:

-Colesterolo totale: < 200 mg/dl.

-Colesterolo LDL: < 100 mg/dl.

-Colesterolo HDL: > 40.

-Trigliceridi: < 150 mg/dl.

Il consiglio che viene dato più spesso è quello di ridurre il consumo di alimenti ricchi di colesterolo (uova, carne rossa, formaggi): anche qui la verità è un'altra, poichè il colesterolo assunto con gli alimenti rappresenta solo un 15% (l'85% è prodotto dal fegato); inoltre esiste una proporzione inversa tra colesterolo assunto con la dieta e livelli ematici, cioè se assumiamo alimenti che contengono colesterolo il fegato riduce la sua produzione, mentre se riduciamo od eliminiamo i cibi che lo contengono, il fegato ne produce di più. Anche in questo caso il responsabile del problema è sempre l'INSULINA: quando assumiamo carboidrati e il nostro corpo ha i depositi di glicogeno muscolare ed epatico saturi (per mancanza di attività fisica ed alimentazione ricca di carboidrati) l'insulina, per eliminare l'eccesso di zuccheri, trasforma il glucosio in trigliceridi e stimola il fegato a produrre le lipoproteine VLDL, che poi si trasformeranno in LDL, per trasportare i trigliceridi nel tessuto adiposo; inoltre l'insulina stimola la produzione di colesterolo nel fegato per produrre il CORTISOLO, ormone prodotto dalle ghiandole surrenali che interviene dopo l'azione dell'insulina per correggere l'ipoglicemia reattiva e rialzare il livello di zucchero nel sangue. Quindi per ottenere una riduzione dei valori di colesterolo nel sangue dobbiamo aumentare il consumo di uova, carne, pesce, formaggi e ridurre contemporaneamente l'assunzione dei carboidrati.

'E stato dimostrato inoltre, dopo 30 anni di follow-up dello Studio Framingham, che bassi livelli di colesterolo sono associati ad un aumento sia della mortalità generale che di quella dovuta a cause cardiovascolari, oltre che ad un aumento dell'incidenza del cancro, specialmente dopo i 50 anni. Bassi livelli di colesterolo sono stati associati anche alle seguenti patologie:

-Depressione: il colesterolo è essenziale per la produzione di serotonina.

-Disfunzioni ormonali e sessuali: il colesterolo è il precursore della sintesi del testosterone e degli estrogeni.

-Malattie neurologiche: il cervello contiene 1/4 del colesterolo totale del nostro corpo.

-Ipovitaminosi D: il colesterolo è il precursore della sintesi di vitamina D.

A livello ematico quindi, gli indici che segnalano il rischio cardiovascolare sono i seguenti:

-PCR (Proteina C Reattiva):

  *Rischio CV basso: valori < 1 mg.

  *Rischio CV medio: valori fra 1-3 mg.

  *Rischio CV alto: valori > 3 mg.

-Omocisteina: valori ideali < di 7-8 micromoli/litro.

-Lipoproteina A: valori ideali da 0-3 mg.