GLI SVANTAGGI DELLA DIETA MEDITERRANEA

17 Gennaio 2018
Visite: 506

Con il termine di Dieta Mediterranea si intende un modello nutrizionale ispirato alla tipica alimentazione della popolazione italiana e greca negli anni cinquanta; infatti i paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo condividono tradizionalmente la disponibilità degli stessi alimenti derivati dall'agricoltura, dalla pastorizia e dalla pesca. Inoltre alcuni studi, ampiamente accettati dalla comunità scientifica, hanno provato che in queste aree geografiche nei primi anni sessanta l'aspettativa di vita era tra le più alte al mondo; al contrario l'incidenza di malattie come la cardiopatia ischemica, alcuni tumori e altre malattie croniche era invece tra le più basse al mondo; questo avveniva nonostante l'elevata abitudine al fumo, il livello socio-economico basso e la scarsità di assistenza sanitaria in quei luoghi e in quel contesto storico.

Le caratteristiche sono il consumo di abbondanti alimenti di origine vegetale, quali frutta, verdura, ortaggi, pane e cereali integrali, patate, legumi; olio di oliva come principale fonte di grassi; latticini, carni, pesce, uova e vino in modesta-moderata quantità; associata inoltre ad attività fisica lavorativa regolare. Come riferimento, nel Seven Country Study di Ancel Keys, è stata considerata quella di Nicotera, che prevedeva: 60% di cereali integrali, 13-17% di olio di oliva extravergine, 2,2-3,6% di vegetali, legumi, patate e frutta, 2,6-5% di carne, 2-4% di latticini, 1,6-2% di pesce, uova e grassi animali molto scarsi. Nonostante questo tipo di alimentazione, a tutt'oggi le malattie cardiovascolari, oncologiche ed il diabete, invece di ridursi, sono in costante aumento.

Le attuali linee guida, incluse quelle americane, suggeriscono che negli adulti il 20-35% delle calorie giornaliere vada assunto dal consumo di grassi, limitando gli acidi grassi saturi a meno del 10%; l'American Hearth Association inoltre, specifica che per diminuire i livelli di colesterolo LDL andrebbe ridotta l'assunzione di grassi saturi al 5-6% delle calorie totali.

Nello studio PURE  (Prospective Urban Rural Epidemiology), presentato al congresso europeo di cardiologia ESC e in parallelo pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet il 1/9/17, gli autori hanno sottolineato che le diete ad alto contenuto di carboidrati e basso contenuto di grassi sono associate ad un maggior rischio di mortalità; il grasso totale non è associato a malattia cardiovascolare, infarto miocardico o mortalità cardiovascolare, mentre i grassi saturi hanno un'associazione inversa con l'insorgenza di ictus.

Lo studio è stato condotto su 135.000 individui appartenenti a 18 paesi a basso, medio ed alto reddito ed ha analizzato il consumo di carboidrati, grassi totali e tipologia di grasso; i ricercatori hanno osservato, dopo un follow-up mediano di 7.4 anni, che l'assunzione di carboidrati era associata ad un significativo aumento del rischio di mortalità totale del 28%, ma non al rischio di malattia cardiovascolare; al contrario l'assunzione totale dei grassi è stata associata  ad una riduzione significativa del 23% del rischio totale di mortalità, del 18% del rischio di ictus e del 30% di mortalità non da malattia cardiovascolare. Inoltre ogni tipo di grasso è stato associato al rischio di mortalità: riduzione del 14% con grassi saturi, del 19% con grassi monoinsaturi, del 20% con grassi polinsaturi; l'assunzione più elvata di grassi saturi è stata associata anche ad una diminuzione del 21% del rischio di ictus.

I risultati di questo studio quindi, NON supportano l'attuale raccomandazione di limitare l'assunzione di grassi a meno del 30% dell'energia e l'assunzione di grassi saturi a meno del 10%; ne deriva quindi che l'assunzione totale di grassi intorno al 35% con riduzione dei carboidrati intorno al 40-45% riduce il rischio di mortalità totale; attualmente la dieta mediterranea è costituita da un 60-70% di carboidrati ed un 20% da grassi e proteine.